Università di Perugia celebra la biodiversità agricola umbra: il vitigno Grero al centro di un sistema di sinergie istituzionali
Venerdì 22 maggio 2026, in occasione della Giornata Internazionale per la Biodiversità, l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università degli Studi di Perugia ha ospitato il convegno promosso dalla Regione Umbria e dall’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con 3A-PTA, che ha riunito istituzioni, ricercatori, operatori agricoli e associazioni attorno a un tema di straordinaria rilevanza per il territorio umbro: la tutela e la valorizzazione della biodiversità agricola, con un focus privilegiato sul vitigno Grero.
L’evento, moderato dal Professor Alberto Palliotti — figura centrale nel progetto di recupero del vitigno Grero — ha inaugurato i lavori alle ore 9:00 alla presenza di rappresentanti della Regione Umbria, dell’Ateneo perugino, del Parco Tecnologico Agroalimentare 3A-PTA, di Slow Food Umbria, di Assogal Umbria, della Comunità del Grero e dell’Associazione Internazionale Studenti di Agraria (IAAS). I lavori si sono conclusi con un momento conviviale di Tasting & Talking, degustazione guidata dei vini Grero, espressione della biodiversità nel calice.
Un’alleanza tra istituzioni per la biodiversità umbra
L’evento di oggi si inserisce in un percorso istituzionale avviato concretamente il 4 marzo 2026, quando la Giunta regionale dell’Umbria, su proposta dell’Assessora alle Politiche Agricole Simona Meloni, ha approvato il protocollo d’intesa con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università degli Studi di Perugia per l’attuazione del progetto “Attorno al Grero – Comunità del cibo e della biodiversità”. Un asse istituzionale a cui si affiancano il Parco Tecnologico Agroalimentare 3A-PTA, Slow Food Umbria, il GAL Valle Umbra e Sibillini, Assogal Umbria e le realtà produttive locali — in primis la storica Cantina Zàzzera di Todi e le Cantine Tudernum, La secreta, Iacopo Paolucci e Bettalunga — a comporre una rete integrata per la tutela e la promozione del patrimonio viticolo regionale.
Il progetto è finanziato attraverso il Fondo nazionale per la tutela della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, con una dotazione complessiva di 48.312 euro, e prevede attività di animazione territoriale, studi sulle caratteristiche analitiche e sensoriali del Grero, analisi pedoclimatiche delle aree di produzione e iniziative di divulgazione rivolte a istituzioni, imprese e territorio.
L’Assessora Meloni: “La biodiversità è futuro”
L’Assessora regionale alle Politiche Agricole Simona Meloni ha ribadito la centralità strategica della biodiversità agricola per l’Umbria, sottolineando come il progetto sul Grero incarni un modello virtuoso di sviluppo territoriale fondato sulla ricerca scientifica, l’identità produttiva e la valorizzazione delle comunità locali.
“Con questo progetto la Regione Umbria rafforza il proprio impegno per la tutela della biodiversità agricola e per la valorizzazione delle varietà autoctone che rappresentano una parte fondamentale della nostra identità produttiva. Il vitigno Grero è una risorsa preziosa del patrimonio agricolo regionale e attraverso questa iniziativa intendiamo accompagnarne lo studio, la conoscenza e la promozione, mettendo in rete istituzioni, mondo della ricerca e operatori del territorio.”
L’accordo con l’Università di Perugia — ha sottolineato l’Assessora — garantisce alla politica agricola regionale un solido supporto scientifico, con attività di ricerca, analisi e trasferimento di conoscenze funzionali allo sviluppo della comunità del cibo legata al Grero. Un approccio che, come emerso anche durante il recente Vinitaly 2026, si inscrive in una visione più ampia di promozione del vino umbro sui mercati internazionali.
“Investire sulla biodiversità agricola significa sostenere un modello di sviluppo che unisce tutela ambientale, qualità delle produzioni e opportunità economiche per le imprese agricole. L’Umbria ha un patrimonio genetico e varietale straordinario: valorizzarlo significa rafforzare la competitività del nostro sistema agroalimentare e preservare conoscenze e tradizioni che appartengono alla storia dei nostri territori.”
In questa visione, agricoltura, ricerca e turismo si intrecciano: il Grero diventa simbolo di una Umbria capace di raccontare storie autentiche, radicate nel territorio, in grado di attrarre un turismo sempre più orientato alla ricerca dell’identità locale.
Focus sul vitigno Grero: storia, recupero e prospettive
Il Grero — conosciuto anche come Nero di Todi — è una varietà autoctona a bacca nera, geneticamente unica nel panorama ampelografico italiano, iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2011 e nel Registro Regionale delle Risorse Genetiche di Interesse Agricolo e Alimentare della Regione Umbria. La sua storia affonda le radici nell’antichità: già Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nei suoi scritti faceva riferimento al vitigno “Tudernis” di Todi, e la citazione documentale più antica risale all’Annuario Generale per la Viticoltura e l’Enologia del 1893.
Il recupero di questa varietà è una storia di passione e determinazione scientifica. Nel 2005, la famiglia Zàzzera di Todi — i fratelli Fabiano e Beatrice con la madre Fiorella — insieme all’enologo Alessandro Carletto, avviarono un’opera di riscoperta che nel febbraio 2009 portò al ritrovamento della pianta madre di Grero a Romazzano, una piccola frazione di Todi: una vite ultracentenaria di oltre 120 anni, con un tronco dal diametro di 37 centimetri, ancora avvinghiata agli alberi secondo l’antica tecnica etrusca della vite maritata.
Determinante in quel percorso fu il contributo scientifico del Professor Alberto Palliotti dell’Università di Perugia, che analizzando documenti storici di fine Ottocento e inizio Novecento confermò la presenza del vitigno nel comprensorio todino e ne validò l’unicità genetica. Il nome “Grero” — un acronimo tra le lettere iniziali di Greco e Nero — fu scelto proprio per distinguerlo da altri vitigni omonimi presenti in altre regioni italiane, a partire dal Greco Nero calabrese.
Le caratteristiche organolettiche del Grero sono particolari: grappoli dalla morfologia composta, una lunga sovramaturazione in pianta che produce un vino dalle note intense, ricco di complessità e adatto ai lunghi affinamenti. Attualmente la Cantina Zàzzera produce 377 bottiglie a denominazione Rosso IGP Umbria, mentre la Cantina Tudernum sta sviluppando il proprio progetto produttivo nell’ambito della Comunità del Grero.
Il programma dei relatori
Il convegno ha visto un ricco parterre di interventi, con una sessione mattutina coordinata dal Professor Alberto Palliotti:
- Emidio Albertini, saluto istituzionale come Delegato del Rettore per la Terza Missione
- Elena Giannì, Rappresentante della Regione Umbria
- Alessia Dorillo, Rappresentante del Parco Tecnologico Agroalimentare 3A-PTA – Umbria
- Alessandra Cannistrà, prospettive e impegno di Slow Food Umbria per la biodiversità
- Pietro Buzzini, contributo accademico dell’Università degli Studi di Perugia con focus sulla Collezione dei Lieviti Industriali DBVPG, centro di risorse biologiche affiliato alle reti internazionali ECCO e WFCC
- David Fongoli, rappresentante di Assogal Umbria — GAL Valle Umbra e Sibillini
- Mario Ciani, focus su Tudernum e la Comunità del Grero
- Giovanni Benedetti, Associazione Internazionale Studenti di Agraria (IAAS)
- Lucia Giordano, ricerca e approfondimenti sul Grero — Università degli Studi di Perugia
I lavori, aperti dal momento del silenzio per commemorare Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, hanno approfondito le prospettive di valorizzazione del Grero in chiave turistica, produttiva e di comunità, con un orizzonte proiettato verso i prossimi appuntamenti previsti a settembre e novembre 2026 — dedicati rispettivamente alla divulgazione e al marketing e agli approfondimenti tecnici.

Prossimi appuntamenti
Il percorso del progetto “Attorno al Grero” proseguirà nei prossimi mesi con ulteriori iniziative di divulgazione e valorizzazione. I prossimi eventi — in programma a settembre e novembre 2026 — approfondiranno rispettivamente le strategie di marketing territoriale del vitigno e gli aspetti tecnico-scientifici legati alla produzione. Il Grero è destinato a diventare un simbolo dell’Umbria autentica, capace di attrarre un turismo enogastronomico sempre più orientato alla ricerca dell’identità locale e della biodiversità nel calice.













